L’uccellino bianco

C’era una volta, non so bene quando, un uomo che viveva solo, in una grande casa colonica vicino al bosco. Quest’uomo amava moltissimo gli animali, in particolare gli uccelli. Proprio per questo motivo, nel cortile davanti a casa, aveva costruito quattro grandi gabbie di legno nero, dove vivevano un centinaio di uccelli. L’uomo ne aveva di tutti i colori: rossi, blu, gialli, verdi, neri, marroni, grigi… Gli mancava solo un uccellino bianco. L’uomo era disperato, perché in tutta la sua vita non gli era mai capitato di trovarne uno che si facesse acchiappare. Un giorno però, passò davanti a casa sua un vecchio saggio, che andava e veniva come il vento sulla costa. Da quello che l’uomo sconsolato si sentì dire, pareva che il vecchio conoscesse bene il suo problema: “Non temere, io so come farti avere l’uccellino bianco che tanto desideri, ma per trovarlo devi fare tutto quello che dico io: devi andare nel bosco, e camminare finché non arriverai a un sentiero tortuoso, tortuoso, tortuoso. Poi troverai una stradina lunga, lunga, lunga lunga, e in fondo a questa stradina lunga, lunga, lunga, lunga c’è un albero alto, alto, alto alto. Dovrai arrampicarti sul suo tronco, e sulla punta del ramo più alto ci sarà l’uccellino bianco. Ma dovrai fare molta attenzione, perché se vuoi acciuffarlo non devi fare rumore, altrimenti volerà via”. Il vecchio saggio raccattò il suo bastone da passeggio, e l’uomo lo vide sparire in fondo oltre il cancello. I consigli che aveva udito gli aveva restituito un po’ di speranza, tanto che il giorno dopo partì, alla volta del bosco. Come gli aveva detto il vecchio, percorse il sentiero tortuoso, tortuoso, tortuoso, poi imboccò la stradina lunga, lunga, lunga, lunga. E alla fine di quella stradina lunga, lunga, lunga, lunga, vide l’albero alto, alto, alto. Con calma e pazienza risalì il tronco, fino a che scorse, in fondo al ramo lungo, lungo, lungo, l’uccellino bianco. Dapprima l’uomo lo sentì cantare, e la sua voce era così melodiosa e dolce che rimase in ascolto. Poi, con cautela, l’uomo strisciò sul ramo lungo, lungo, lungo a gattoni; era quasi arrivato alla fine quando, si vede che aveva fatto un po’ di rumore, l’uccellino volò via. Tutt’altro che scoraggiato, l’uomo tornò a casa, deciso a ritentare il giorno seguente. Quando iniziò ad albeggiare, prese lo zaino e andò nel bosco. Come la prima volta imboccò il sentiero tortuoso, tortuoso, tortuoso, poi la stradina lunga, lunga, lunga. Scalò il tronco duro e ruvido dell’albero alto, alto, alto, alto, per poi ascoltare per qualche momento lo stupendo canto dell’uccellino bianco. Si avviò sul ramo lungo, lungo, lungo. Ma anche questa volta forse fece per sbaglio un po’ di rumore, e l’uccellino spiccò il volo. Il giorno seguente, con lo zaino in spalla, decise di tentare un’ultima volta la sorte. Una volta nel folto del bosco, trovò e percorse tutto il sentiero tortuoso, tortuoso, tortuoso e la stradina lunga, lunga, lunga, lunga. Si arrampicò sull’albero alto, alto, alto alto e sentì l’uccellino bianco cantare con voce cristallina. In punta di piedi si incammino lungo il ramo stretto, stretto, stretto e lungo, lungo, lungo. Fece molta attenzione, si mise con cautela, e alla fine riuscì a prendere l’uccellino bianco. Stanco ma contento, tornò a casa con il prezioso animale, e lo rinchiuse in gabbia insieme agli altri. Passò un po’ di tempo, e la vita dell’uomo riprese a scorrere monotona tranquilla. Un bel mattino di primavera, come ogni giorno, l’uomo uscì in giardino per dare da mangiare ai suoi uccellini. Mentre apriva una gabbia, l’uccellino bianco volò via. L’uomo lo guardò descrivere ampie arcate nel cielo azzurro, in rotta verso il bosco. Solo allora l’uomo realizzò che l’uccellino bianco voleva vivere libero. Qualche giorno dopo prese una decisione che cambiò per sempre la sua vita e il suo modo di vedere le cose: aprì le serrature di tutte le gabbie e guardò gli uccellini rossi, blu, gialli, verdi, neri, marroni e grigi spiccare il volo felici. Quell’uomo amava moltissimo gli uccelli, e gli lasciò liberi, e si sentiva libero a sua volta guardandoli talvolta svolazzare vicino al suo giardino, come in segno di riconoscenza. Sarà per questo che ancora oggi si dice: se ami qualcuno lascialo libero?

Spero di aver trascritto con fedeltà una della favole più belle che mi abbia mai raccontato il nonno, e di aver lasciate intatte le sue ripetizioni e la sua magia…

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Informazioni su dedette

Studentessa di Lettere. Non tollera gli intolleranti.
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Una risposta a L’uccellino bianco

  1. weight ha detto:

    yeah my dad will like this

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