Chi siete, voi, per impedire l’altrui felicità?

Cerco sempre le persone e le situazioni che possano suscitare in me empatia, perché mi fa sentire parte di un tutto in cui non potrò mai sentirmi completamente sola…. Sento di appartenere a questi esseri umani, a questi bellissimi esempi di umanità troppo spesso dimenticata. Questo è uno di questi casi, e non posso fare altro se non citare la Lettera di Valerie da V for Vendetta, grafica novel scritto da Alan Moore e disegnato da David Lloyd…
“Morirà ogni centimetro di me…Tranne uno.
Un centimetro. E’ piccolo ed è fragile ed è l’unica cosa al mondo che valga la pena avere. Non dobbiamo mai perderlo, o venderlo, o darlo via. Non dobbiamo mai permettere che ce lo tolgano.
Non so chi sei, né se sei uomo o donna. Forse non ti vedrò mai. Non ti abbraccerò, né piangerò con te, né mi ubriacherò mai con te. Ma ti amo. Spero che tu scappi da qui. Spero che il mondo cambi e che le cose migliorino, e che un giorno la gente abbia di nuovo le rose. Vorrei poterti baciare.”

Al di là del Buco

1530384_587588444641653_1407282107_n

Ho vent’anni da poco, ma a volte sembra che io ne abbia molti di più. Più che altro, perché in così poco tempo ho sperimentato e capito cose che a quanto pare, purtroppo, sfuggono ai più. E questo mi fa sentire in qualche modo poco consona alla mia età anagrafica.

View original post 1.183 altre parole

Annunci

Informazioni su dedette

Studentessa di Lettere. Non tollera gli intolleranti.
Questa voce è stata pubblicata in Vecchi post. Contrassegna il permalink.

10 risposte a Chi siete, voi, per impedire l’altrui felicità?

  1. Paolo ha detto:

    questa persona è una donna lesbica, essere lesbica non vuol dire essere “in bilico tra due generi”, le lesbiche sono donne così come i maschi gay sono uomini.
    Il fatto che parli di sè al femminile rende evidente che comunque si identifica col genere femminile e non è un transgender ftm, il fatto è che il suo modo di vivere la sua identità femminile non era capito, se lo fosse stato lei non avrebbe avuto alcuna voglia di avere il pene nè oggi direbbe di essere “in bilico” ma si sentirebbe donna come è. Questo è almeno ciò che credo poichè essere donna non centra nulla con certi atteggiamenti piuttosto che altri o certi vestiti piuttosto che altri, una donna in tacchi alti e top è donna, una donna in maglione, pantaloni e senza trucco è una donna
    Comunque quelle bambine che giocavano con le bambole ci giocavano perchè così volevano , non semplicemente per imposizione sociale..la responsabilità è dei genitori che non hanno insegnato a rispettare le bambine che legittimamente hanno gusti diversi da quelli più statisticamente diffusi

  2. Paolo ha detto:

    insomma i modi di vivere ed esprimere l’essere donna e l’essere uomo sono tanti quanti sono le donne e gli uomini nel mondo, alcuni di questi modi sono più statisticamente frequenti di altri ma tutti sono autentici e legittimi

    • dedette ha detto:

      Sono d’accordo con te, i modi di essere donna o uomo sono diversi e numerosissimi, tutti unici e da rispettare. Da quello che ho capito di questa storia in particolare però la ragazza non è solo omosessuale, ma non sente di appartenere a nessuno dei due generi prettamente definiti dalla società, anche fisicamente. È un pò quello che sentono i genderqueer.
      Se poi si parla di comportamenti anche io sono convinta che la società ci dia fin troppi paletti e tenda a escludere chi vi si discosta, causando discriminazioni e tutto ciò che ne consegue.

      • Paolo ha detto:

        leggendo il racconto mi è parso che questa ragazza abbia dei gusti e un modo di esprimere se stessa diverso da quello di molte ragazze, se la sua diversità fosse stata accettata forse oggi non avrebbe problemi a sentirsi donna sia pur diversa (o più “mascolina”) dalle altre donne che ha conosciuto.
        Ho rispetto per chi si dichiara genderqueer ma per me uomo e donna non sono etichette che ci limitano, e chi le vede così è in errore..il genere, l’essere donna o uomo è parte del nostro essere persone, e se uomo e donna sono i generi in cui la gran parte dell’umanità (sia persone cisgender sia persone appartenenti alla minoranza transgender) con le sue differenze e unicità e specificità si identifica in ogni epoca e cultura non può essere solo una imposizione socio-culturale, è qualcosa di legato alla nostra identità profonda.
        Diffido di chi riduce l’identità maschile e femminile ad una costruzione socio-culturale come di chi riduce tutto a biologia

      • dedette ha detto:

        Forse mi sono spiegata male… Anche io sono convinta che ci siano caratteristiche peculiari dell’essere maschi e femmine, altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo sia che si sia maschi sia che si sia femmine si sta bene con persone dello stesso sesso, si riconosce l’appartenenza a un determinato sesso eccetera(tranne che per le persone trans, ma con la transizione tutto si aggiusta)… le etichette non sono maschile e femminile ma quando si dice “questo è da maschio” e “questo è da femmina”, per me è in un qualche modo sbagliato perché limita quello che una persona può fare nella vita perché si è giudicati continuamente in base a queste due strade che sembrano sempre in conflitto e inconciliabili. Io mi sento donna ma non per una caratteristica impostami dalla società, ma perché stando con altre donne mi ci riconosco e mi trovo più simile a loro piuttosto che a un uomo, è una cosa ancestrale che non saprei spiegare. Però ci sono altre cose che sono costruite, tipo che si è meno uomini se si fanno le faccende di casa o meno donne se si vuole lavorare ed essere economicamente indipendenti, o al contrario si è meno uomini che è la nostra compagna a lavorare eccetera…

      • Paolo ha detto:

        capisco, in questo senso sono d’accordo con te

    • dedette ha detto:

      Se non ci sentissimo costretti sempre a scegliere tra due strade, di certi disagi non si sentirebbe nemmeno parlare.
      Penso che accostare alla conformazione dei genitali determinate caratteristiche del carattere sia deleterio perché imprigiona sia maschi che femmine in una gabbia, per cui alcuni non riescono a esprimere le proprie potenzialità a pieno.
      Chi ha deciso che un uomo non può piangere e una donna non può essere fredda? Chi ha patologizzato queste reazioni che sono per loro stessa natura spontanee? Secondo me dobbiamo chiederci questo; perché finché non si fa del male non ci può essere detto come reagire o comportarci, secondo me.

      • Paolo ha detto:

        io non mi sono sentito costretto a scegliere di essere un uomo, lo sono. E penso sia così per la gran maggioranza di uomini e donne del mondo,Non credo che i due generi siano riducibili a una costruzione socio-culturale nè alla biologia (che pure conta)

        poi per me è ovvio che un uomo può piangere e una donna può essere fredda, freddezza e calore, sensibilità e insensibilità appartengono a uomini come a donne, mi permetto di dire che oggi le lacrime maschili sono fin troppo sdoganate e la sensibilità di una persona non dipende dalla frequenza dei pianti

      • dedette ha detto:

        Neanche io mi sento costretta ad essere donna, ma ci sono tante cose che ci viene sconsigliato di fare perché “non è da donne”, tipo essere volgare, tipo non parlare di sesso, tipo essere sempre riservate. Io queste cose non le sento, mie ma non per questo sono meno donna!

      • Paolo ha detto:

        concordo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...