Due storie antirazziste

Ieri sera ero al parco col mio cagnolino, Pippo, e ho assistito a una scena che mi ha scaldato il cuore, e che dà uno schiaffo a chi generalizza sulle culture “altre” dalla nostra. Davanti a me, sul marciapiede, ho visto una famiglia araba: madre in testa, e appena dietro un padre tra le figlie adolescenti, che teneva a braccetto. Nessuna delle tre portava il velo, e ho avuto l’impressione che la moglie rimproverasse il marito per qualche cosa. Tanto per dire che i violenti e i maschilisti vivono in ogni continente e che un esempio di sottomissione femminile non fa la legge di un popolo. Che si può essere invasati o stupratori indipendentemente dal luogo di nascita. giornata_mondiale_contro_il_razzismo


 

Senza distogliere l’attenzione dai nostri connazionali, i casi di virtuosismo al di là della regione da cui si proviene possono essere esaminati semplicemente riesumando un vecchio post, Piccolo Bollettino Umoristico, in cui commentavo brevemente la finale di X factor 2014, e ripetere l’operazione relativamente all’edizione dell’anno passato. La quarta classificata è Enrica Tara, una borgatara mulatta, 16 anni, piacevolmente rozza e dalla voce potente ed emozionante, che ha cantato un pezzo di Skin degli Skunk Anansie, “I found you“. Penso che abbia perso per aver calcato troppo sul proprio passato difficile. Al terzo posto si è qualificato Davide “Shorty” Sciortino, palermitano molto soul emigrato a Londra per tentare la sorte con la musica, e che vive là con la compagna-collega della propria passione. Ho presentato il suo inedito “My soul trigger“, un testo complesso che parla di una terra che è anche per metà la mia, la Sicilia, e che a tratti mi ha rammentato la defunta Amy Winehouse. Inaspettatamente al secondo posto, il duo campano formato dai ventenni Alex Iodice e Genn Butch, che insieme sono gli Urban Strangers, ed è davvero impossibile immaginare l’uno senza l’altro. Hanno qualcosa del punk, della strada, tanta elettronica e voglia di impegnarsi in quello che fanno: “Run away” è una ballata postmoderna per un amore finito. Il vincitore della scorsa edizione è il barese Giò Sada, con “Il rimpianto di te“, che a me e ad altri ha ricordato tantissimo “Il Pescatore” di Bertoli: una canzone che non parla solo di una donna, ma anche della propria terra lontana. Un ventiseienne eclettico, un vero cantautore, animale da palco, gran lavoratore secondo le parole di Fedez. Che dire, una bella combriccola di ‘subpadani’, uno smacco accorato per tutti gli ignoranti che gridano “Prima il Nord!”.

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Studentessa di Lettere. Non tollera gli intolleranti.
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