L’attualità del ricordo

Questo post è apparso anche sul blog collettivo Tempo Perso.


In questo momento, più che mai, la Giornata della Memoria è importante. L’azione – lo sforzo – di ricordare non possono più essere appannaggio delle aule scolastiche, dei centri di ricerca storica, della mera cultura. Chiunque si approcci al mondo, attraverso qualsiasi mezzo – uno su tutti, il web – deve tenere a mente quello che succede quando si smette di guardare in faccia una persona, quando nella nostra mente quella persona inizia a sbiadire, fino a non essere più tale. Su internet siamo solo delle sequenze di caratteri – poco importa se compongano i nostri reali nome e cognome – e spesso trattiamo come semplici avatar anche gli altri utenti. Ma, come spesso ripete Alessandro Masala (un videomaker che opera su Youtube, prezioso nel suo esporre i fatti e le proprie opinioni con grande onestà intellettuale), la rete non è un mostro, né un luogo propriamente virtuale: internet è la società (parafrasando), e se in essa si possono trovare i falsi e gli imbroglioni, altrettanto frequentemente la gente vi riversa frustrazioni e sentimenti reali. E lo fa proprio perché ci hanno cresciuti con l’illusione che questo luogo sia un non-luogo, che le entità che vi incontriamo non siano altro che alter-ego. Sarà anche così, in parte: sul web gli uomini e le donne – sempre più spesso i giovanissimi e le giovanissime – cercano di dare una certa immagine di sé (non sempre la migliore!).

Fonte: Adotta anche tu un analfabeta funzionale - Pagina Facebook

Fonte: Adotta anche tu un analfabeta funzionale – Pagina Facebook

Fonte: tgcom24.mediaset.it

Fonte: tgcom24.mediaset.it

Eppure, dietro il profilo della minorenne atteggiata in maniera sensuale davanti allo specchio del bagno di casa – quella che non possiamo fare a meno di insultare! – c’è prima di tutto un essere umano. C’è un essere umano persino dietro alle foto ritoccate che costellano le Pagine Facebook create ad hoc per prendere in giro il vicino di banco “frocio”, o la ragazza “balena” della classe di fronte. Non importa quanto ci si senta forti e migliori nel scrivere “se l’è cercata” sotto l’articolo che parla della morte del rapper Cranio Randagio o del suicidio di Tiziana Cantone; non importa quanto sfugga a noi stessi la vigliaccheria e la violenza di incitare allo stupro di donne ignare su gruppi privati della tipologia “Seghe su Amiche…”: chi dice o si comporta in questo modo disumanizza una persona, la tratta alla stregua di un oggetto e se ne serve per i propri scopi personali. Insultare o augurare la morte agli altri per sentirsi superiori non è diverso da schiavizzare e uccidere 6 milioni di ebrei (e 300 mila zingari, 300 mila malati e disabili, 100 mila oppositori politici al Regime Nazista, 25 mila omosessuali, 5 mila Testimoni di Geova) per sentirsi ariani e per costruire infrastrutture per la Grande Germania.

Le parole fanno male, e alcuni non riescono a reggere il loro peso: stiamo assistendo alla fine silenziosa di adolescenti che si uccidono per il fatto di non ricalcare un modello che gli altri ritengono unico e infallibile; se non tenti di raggiungerlo, o se fallisci nel mentre, non meriti di fare parte del gruppo, meriti gli scherzi di pessimo gusto, le botte. E per molti ragazzi non essere accettati equivale ad essere già morti. Non che gli adulti sappiano fare di meglio, se preferiscono urlare “Africa” e riprendere col cellulare un uomo di colore che affoga nel Canal Grande, piuttosto che tentare di salvarlo; se poi oltretutto scrivono “uno in meno… affogassero tutti”, nei commenti sotto la notizia.
Sono stanca di vivere in un’Italia – e in un’Europa, ma potrei dire ‘in una Terra’ – così piena di presunzione, di rabbia e d’odio.
Sono stanca del fatto che agli imperanti problemi del nostro tempo – l’immigrazione clandestina, il terrorismo, la tutela dei rifugiati – si risponda sempre più con altra crudeltà, con nuovo dolore.
Sono stanca di vedere gruppi etnici, minoranze sessuali, privati e pubblici cittadini inabissati come capri espiatori – alla mercé di un Popolo di cui non ci si preoccupa abbastanza – nonostante i meccanismi retrostanti le difficoltà attuali siano immensamente più complessi di quanto uno slogan o un tweet potrà mai lasciar intendere.
Sono stanca dell’antipolitica che semplifica e appiattisce la società, dividendola arbitrariamente in buoni e cattivi, che accusa il giornalismo indistintamente e inventa paure – i poteri forti, la lobby gay, i complotti bancari – ma alla fine non rappresenta nessuna tangibile novità, negando tuttavia di non avere la cosiddetta “bacchetta magica”.
Sono stanca, infine, di quegli italiani sempre uguali a loro stessi, bigotti, individualisti, codardi, incapaci di fare i conti con la propria storia, che non hanno mai metabolizzato il Fascismo, perché in fondo “Hitler era peggio”, perché “magari l’uomo forte qualche problemino ce lo risolve”.
Forse io mi sono illusa di aver imparato qualcosa, dai libri di Storia, ma certo c’è chi li ha dimenticati con la stessa facilità con cui alcuni nostri nonni hanno chinato il capo.
E sapete una cosa, la cosa più terribile? Non è un bene che una ventenne sia stanca del proprio piccolo universo. Perché sono stati i ventenni stanchi di pensare e di impegnarsi a costruire Auschwitz.

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Informazioni su dedette

Studentessa di Lettere. Non tollera gli intolleranti.
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