Di topi e di secchi di china in riva al Po – #IlMartedìdelLibro

Inauguriamo oggi una nuova rubrica: si chiamerà “Il Martedì del Libro” e cercherò di pubblicare un nuovo post ogni due settimane. Ogni volta recensirò un libro che ho letto – recentemente o in passato – e che mi sia piaciuto particolarmente, che sento di dover consigliare a qualcuno. Inizierò con il romanzo “La conservazione metodica del dolore” di Ivano Porpora, pubblicato da Einaudi, in Stile Libero Big nel 2012.
Quattro anni fa assistetti a un corso di scrittura creativa di Porpora, si tenne presso la

0

In copertina, un disegno di gipi

Biblioteca Arturo Loria di Carpi; in seguito, quando dovetti spendere un buono in libri, questo fu uno dei primi a finire nel mio carrello virtuale. Me la sono presa comoda – saranno nove mesi che l’ho iniziato, terminandolo da qualche giorno – ho letto altri libri tra un capitolo e l’altro. La lettura scorre piacevolmente, la narrazione avviene in prima persona ed è la cronaca del percorso che Benito, di professione fotografo, deve affrontare per ricordare i titoli e gli avvenimenti che si celano dietro Omissis, “la raccolta di foto senza nesso apparente che ha proposto per la mostra più importante della sua carriera”, troviamo scritto sulla quarta di copertina. Un intreccio complesso, fatto di sogni, visioni e flashback, tessuto grazie ad una scrittura in apparenza asciutta e diretta, infarcita in realtà da piccole chicche poetiche, senza che una sola parola sia mai frutto del caso. Porpora ci fa rivivere un passato che rischia di scomparire: quello dei nostri genitori e nonni, dialettofoni, animati da una cultura contadina, legata alla terra, protagonisti di bislacchi e terribilmente significativi episodi. Viadana, il paese di origine del protagonista e dell’autore stesso, risorge nella grana seppia di vecchie fotografie, istantanee rubate al secchio nero del tempo, che fa tanto pensare al nostro frenetico presente, a noi giovani che un po’ di quel che è stato ce ne freghiamo perché lo troviamo noioso, alle nostre città in cui nessuno si sente veramente a casa.
Ho apprezzato il quadro lucido e fiabesco delle generazioni che cambiano e si susseguono, il recupero di valori quasi sacri, la coesistenza di ideologie contrastanti, lo splendido idioma dialettale che colora i dialoghi. Un titolo enigmatico per un racconto appassionante e coinvolgente, che si può anche lasciar perdere per un po’, ma che ci richiamerà sempre per essere concluso.

3

Estratto dal trentaduesimo capitolo.

Dello stesso autore è appena uscito il libro di fiabe per adulti “Fiabe così belle che non immaginerete mai”.

Annunci

Informazioni su dedette

Studentessa di Lettere. Non tollera gli intolleranti.
Questa voce è stata pubblicata in Il Martedì del Libro, Recensioni e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...